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Cammarata Vs Orlando, ovvero meglio i fatti concreti che i libri autocelebranti Stampa E-mail
Scritto da Beppe Vicari   
sabato 12 maggio 2007
Questa campagna elettorale, come d’altronde anche altre, si è caratterizzata per dei comportamenti dei candidati a Sindaco diversi l’uno d’altro, diverso lo stile, diversi i contenuti. Lo stile di Cammarata è lo stile che lo contraddistingue fin dal suo esordio pubblico; Politico moderato, avulso alle critiche e alle caciare, schivo nei confronti degli attacchi e delle polemiche, pragmatico e fattivo nell’azione politica ed amministrativa.
L’avversario esattamente all’opposto, ha cercato lo scontro con continue provocazioni usando la spuntata arma della demagogia cattocomunista, ha sollevato polveroni con menzogne create ad arte sperando che Cammarata abboccasse all’amo ed entrasse nel campo, ad egli più consono dello scontro verbale, del battibecco, delle accuse gratuite. Il vetusto Orlando (politicamente parlando), non vuole proprio capire che nessuno che abbia un minimo di comprendonio politico lo può più riconoscere interlocutore valido, non fosse solo per il fatto che messo alle strette sul terreno dei fatti concreti l’Orlando sfodera l’anatema mafioso contro il malcapitato, con il rischi che venga anche creduto, come è capitato per il povero Maresciallo Lombardo, o come per Andreotti e Falcone con le prove nei cassetti. Bene ha fatto Cammarata a non andare al confronto diretto e bene ha fatto al di la delle regole del Marketing elettorali, che vede il favorito cedere vantaggio all’avversario nel confronto diretto. Ha fatto bene perché così facendo oltre ad evitare una eventuale e gratuita accusa di mafia dal furioso avversario messo alle corde, ha evitato il conseguente ed ennesimo sputtanamento, nazionale ed internazionale di tutti noi palermitani e della nostra ritrovata città, per mezzo di pennivendoli prezzolati al soldo del furioso sputtanatore impunito. D’altra parte con un avversario come Orlando un Sindaco come Cammarata su cosa si deve confrontare? Sui programmi, il primo è dedito, come la sua parte politica, a stilare irrealizzabili libri di sogni, copiosi e voluminosi fac-simile delle pagine gialle buoni solo alla fine per incartarci le speranze degli illusi fallocchi che gli hanno creduto (Prodi docet); Cammarata no! Lui ha lavorato per Palermo innanzitutto, il suo programma politico è l’agenda amministrativa prossima ventura, quella di cui in questa campagna non si è parlato, il lavoro più importante che Diego ha fatto ovvero la pianificazione e la programmazione della città del futuro, della vera capitale euro mediterraneo. Ma su cosa si devono confrontare? Sulle reciproche esperienze amministrative alla guida della citta? Il furioso ha bivaccato per 20 anni nelle stanze e nelle blindate del comune cercando di cambiare i palermitani e lasciando all’abbandono la città, ha diffamato e sputtanato la sua terra in giro per il mondo anziché dare il culo alla sedie e lavorare 12 ore al giorno sull’amministrazione della città, ha utilizzato la carica per fare velleitariamente un partito fatto in casa per peronare una causa: il culto della sua persona. Cammarata ha i fatti, i fatti concreti, sotto gli occhi di tutti noi , ci chiede di valutarli e se ci sono piaciuti e voglia che si vada avanti in questa direzione lo votiamo punto e basta. Diego Cammarata, come la maggior parte di noi, si sarà chiesto perché quando siamo a Milano la cartuzza della gomma da masticare la mettiamo in tasca o nel cestino dei rifiuti mentre se siamo a Palermo la buttiamo per terra. Ha ritenuto che ciò era dovuto non al palermitano che non ha nulla che non vada, ma alla città brutta e degradata in cui vive e che lui ha ereditato dall’amministrazione ventennale di Orlando; Cribbio ha avuto ragione! ha cambiato Palermo e non noi che siamo cambiati di conseguenza e senza tutor o proefessori di etica e morale che ci dicessero come cambiare, ha agito sulla leva del gusto per il bello, ha agito sulla leva dell’orgoglio per la propria città, abbiamo ritrovato il rispetto per la vecchia dimora ristrutturata e nuovamente e diversamente fruibile. Per i fatti e l’onesta intellettuali Diego Cammarata non può temere nessuno tanto meno Orlando. Sui fatti e le cose concrete dobbiamo fare le valutazioni per il voto non per i programmi cantierizzati abusivamente e compilati sommando i desiderata di quanti più possibili al fine di prendere quanti più pesci nella rete. Si confrontano due modi di amministrare la città: Per Cammarata i fatti sono le cose concrete sotto gli occhi di tutti e che tutti fruiamo come il Foro Italico per quello che è oggi, e per il verde che in questi anni abbiamo scoperto di avere in città, sono i monumenti ed il centro storico rinato (ed abbandonato perfino dalle suore di Madre Teresa di Calcutta per mancanza di materia prima, ovvero povertà e degrado), insomma cose materiali e visibili. Per Orlando i fatti sono le pagine dei giornali tedeschi con la sua foto, i libri, tradotti in varie lingue, sulla mafia che cerca di vendere in giro per il mondo con la scusa del conferenziere internazionale. Ho la sensazione che la vera decisione di Orlando di ritornare a fare il sindaco sia dovuto ad una calo di popolarità ed a un conseguente calo delle vendite delle sue pubblicazioni. Altro che amore per la propria terra, gli serve ricreare la giusta tensione ambientale per ritornare ad avere nuovo materiale da pubblicare, per continuare nello sputtanamento globale.
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