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No-Tav, No-Ponte ed adesso No-Diga? il caso della diga Gibe III Stampa E-mail
Scritto da Beppe Vicari   
lunedě 29 marzo 2010
Gli ambientaslisti hanno scovato la diga Gibe III ed hanno iniziato una nuova campagna "contro" ad iniziare dal web. Non cè che dire, brutti tempi per gli ambientalisti. Orfani di una politica fertile in Italia sono costretti ad alimentare la loro insaziabile voglia di protesta “anti”, "contro” ed appunto”No-.........” al di là dei confini nazionali; , la più alta del mondo in costruzione e come diciamo noi in Sicilia vanno a cercare fortuna in Continente. Nel caso in esame il continente è l' Africa.
Apprendo infatti dall'amico Walter questa storia che ha del ridicolo ma che è seria molto seria sotto diversi profili alcuni dei quali intaccano il settore dell'economia e dello sviluppo.
Per carità non intendo criticare la Survival e la sua “ragione sociale” degna del massimo apprezzamento senza ombra di dubbio, ma la stessa dovrebbe ritornare ad occuparsi del suo core bussiness, al limite se il mercato è divenuto marginale e vuole invadere nuovi mercati dovrebbe avere l'accortezza di farlo con la stessa professionalità che finora ha dimostrato avere nella difesa delle popolazioni tribali.
Non esiste l'assioma “progresso = distruzione di popolo indigeni”.
In questo caso fare una crociata contro la Stato Etiope, contro la Cooperazione allo Sviluppo Italiana, la Banca Africana di Sviluppo (AfDB) e la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ed infine contro i costruttori (anch'essi Italiani) significa di fatto ostacolare o addirittura impedire il progresso ed il benessere in un area che ne ha certamente bisogno.
Ma da cosa nasce questa campagna on line contro il sistema GIBE? Il tutto ha origine da un reportage della BBC ad opera di Peter Greste il quale, dopo avere passato la vita a fare reportage in aria calde del pianeta , dall'Afganista all'Africa, si è ritrovato dalle parti del fiume Omo. Il buon lavoro del reporter della BBC costituisce la base di partenza di Survival, la quale pretenderebbe che da quelle parti gli agricoltori lavorino e raccolgono i frutti che madre natura elargisce di sua sponte.
A chi guarda il servizio però viene da pensare che forse questa benedetta diga è proprio il caso di farla per alliviare la popololazione dalle sofferenze visibili nel servizio e rendendo più umane ed accettabili le condizione di vita e di lavoro delle popolazioni del luogo.
Il sistema delle dighe in atto (ne sono previste 4 di cui 2 realizzate ed in esercizio, una in corso la Gibe III ed una in programmazione GIbe IV appaltata ai cinesi ) prevede di portare la luce in gran parte del paese ( il 70% del paese è senza elettrificazione), prevede altresì misure compensative (scuole , trasferimenti etc) come è nel caso delle costruzioni delle dighe in ogni parte del mondo.
Ciò che appare incredibile è che gli strali degli ambientalisti si stanno riversando principalmente in un solo tassello del sistema, la Gibe III, in corso di realizzazione ad opera dell'Italiana Salini Costruttori S.p.A.. il che dà da pensare e non poco sul "cui prodest" della campagna contro l'Italia ad opera di Italiani ( della serie ci facciamo riconoscere sempre anche all'estero)
Tralasciando scenari complottistici dobbiamo dire che trattasi di una bella opera d'ingengneria, una diga ad arco gravità dell'altezza di 240 mt per uno sviluppo in sommita di 610 mt ed una capacità produttiva 6500 GWh annui.
Mi rendo perfettamente conto, appartenendo alla categoria degli ingegneri, che il mio è un ambientalismo di tipo non canonico e non ideologgizato e che forse vedere in una tale realizzazione la prova della grandezza di Dio, capace di creare l'uomo in grado di realizzare tali opere per meglio fruire del dono da esso stesso ricevuto non è da tutti condivisibile e non è mia intenzione convinere nessuno.
Leggendo Walter e riflettendo su questa vicenda non posso fare a meno di ricordare un docente all'università che ci narrà in aula la storia , nota e dalle mie parti , di una diga mai nata e non cerano tribu indigine da difendere, popolazioni da trasferire (erano andate da sole in continente a cercare miglior fortuna) e altre cose del genere, ma c'erano gli ambientalisti all'epoca in augesi in Italia e poterono permettersu di bloccare l'opera grazie alla specificità dei suoli e del sito in genere, consistente nel fatto che la costruzione dell'opera avrebbe inondato il luogo preferito di riproduzione di una particolare specie di cavallette. Come dire l'ambientalismo ideologico fa più danno delle cavallette.
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