La manifestazione del 2 dicembre 2006 ha sorpreso innanzitutto gli organizzatori, nessuno aveva previsto una partecipazione cosi oceanica, al di là di ogni previsione. Certamente tra le ragioni di tanta partecipazione vi è il malcontento verso l’attuale compagine governativa ed in special modo verso la politica economica che esso persegue. La ragione, secondo il mio modesto avviso, risiede nel fatto che il governo Berlusconi ha dimostrato che si possa governare questo paese senza mettere alla prima difficoltà le mani nelle tasche dei cittadini. Certamente mi si potrà dire che questo è avvenuto a scapito della qualità dei servizi; sarà anche vero, pero gli italiani non se ne sono accorti più di tanto, e anzi hanno lavorato con maggiore serenità e facilità tanto da produrre il dato certo dell’aumento del gettito fiscale.
Gli stessi si stanno accorgendo invece del ritorno alla vecchia prassi degli aumenti vessatori di tutte le piccole spese quotidiane e personali, dall’aumento delle sigarette al bollo auto, dalle accise sui carburanti ai valori bollati per non parlare dell’ICI e delle varie imposte, anche locali, di vecchia e nuova emissione che dietro si trascinano centinaia di adempimenti fiscali a cui il cittadino si stava e si vuole disabituare. Forse il caro Capezzone riuscirà a fare nascere un impresa in sette giorni ma per metterla in operatività ci vorranno almeno 45 giorni per apertura dei conti, connessione del POS e corso telematico per la trasmissione quotidiana senza parlare della ricerca del fiscalista aggiornato che sarà il mezzo di produzione di più difficile reperimento sul mercato e senza il quale il fallimento o la bancarotta per motivi fiscali è assicurato. La cosa diventa impossibile qualora l’attività d’impresa ha per oggetto beni immobili quali case e terreni, qui è la giungla dove non ne esci, tra burocrazia, fisco, sicurezza, urbanistica e diritto di proprietà, sei destinato a mollare. Ecco a Roma c’era il popolo che non vuole mollare, non vuole mollare la via intrapresa con la Rivoluzione Liberale di cittadino in regola; in regola con le tasse i permessi e le autorizzazioni necessari a svolgere il proprio lavoro. Ecco chi c’era a Roma, Il popolo della libertà, così come lo definisce Maurizio Zamparini, esterrefatto da quanto scritto da Galli della Loggia in riferimento ad un articolo apparso sul Corriere e di cui ho riportato l’articolo di risposta pubblicato sul Giornale. Questa è l’Italia che si alza la mattina per affrontare una giornata di sereno lavoro e che l’unica cosa che chiede allo Stato e di non complicarla questa giornata, con inutili e snervanti procedure burocratiche fatte di file, tempi morti, arroganti burocrati frustrati. Il cui paradosso è che se molli ti ritrovi ad avere prodotto a tuo danno sanzioni, more e interessi e via di nuovo con file sportelli code e burocrati mobbizati al tuo cospetto. Abbiamo assaporato la libertà e vogliamo continuare la rivoluzione interrotta dal colpo di mano della notte dell’11 aprile 2006 messo in atto dai cattocomunismi conservatori dediti allo statalismo ed alla vessazione fiscale del cittadino. Sarebbe bastato poco, sarebbe bastato che Berlusconi si lasciasse andare alle emozioni nel suo discorso, e che magari involontariamente buttasse lì giù una battuta delle sue che quella piazza si sarebbe riversata dentro Palazzo Chigi per buttare dalla finestra anche i mobili oltre le carte e lo stesso Prodi con tutta la pletora di ministri, dei vice e dei sottosegretari del governo più numeroso ed inutile che la storia ricordi. Non si è voluta dare la spallata. Non si è voluto rispondere con la stessa moneta agli usurpatori, eppure si poteva fare vi era l’occasione. Il popolo della libertà non fa la guerra civile perché è esso stesso più civile di chi lo governa, marca la distanza tra il paese reale ed il paese legale, più avanti nel produrre, più avanti nella società, più avanti nella coscienza e più avanti nell’etica e lo ha dimostrato ogni qualvolta ne ha avuto la possibilità. Questo popolo ha lanciato il messaggio chiaro che preferisce continuare sulla via della Rivoluzione Liberale interrotta. Questo popolo ha dimostrato che a Padoa Schioppa, a Visco ed a Bersani preferisce i riformatori liberali, preferisce i Martino, i Tremonti, i Della Vedova. Questo popolo ha dimostrato che non è moderato ma è Radicale per le Libertà.

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